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Film : non solo regia

La regia come perfezione

Film : non solo regia

cinema Rubrica

Appuntamento Bitspettacolo

Il mondo del cinema, un ambiente tanto complesso e bizzarro, è in grado di evolversi continuamente così da apparire in una miriade di sfaccettature diverse.
Il raggiungimento del successo allora, non è sempre frutto di una ricetta precisa, ma talvolta di avvenimenti che sono sfuggiti volutamente o no, a colui che viene riconosciuto come l’autore del film.
Per identificare questi possibili percorsi alternativi, tendenti al raggiungimento, come già detto, del successo commerciale, è bene ricordare qual’è comunque la condizione legittima.
Un film, non ci sono dubbi, è creatura del regista.
Lui il coordinatore di tutto lo staff, lui il controllore di tutte le tappe, lui il responsabile dello stile, della tecnica e del messaggio culturale.
Questo però è vero soltanto in parte e non poche volte è accaduto che una pellicola sia diventata un successo planetario, non per la regia ma per altre cicli della sua lavorazione ritenuti normalmente meno importanti.
Quindi è grossolano credere che tutto l’operato è riconducibile al cineasta.
È capitato, troppe volte a dire il vero, che la Produzione abbia assunto il pieno controllo sul regista e su tutte le altri fasi della realizzazione e che il cineasta sia stato assunto soltanto come tecnico sul campo, o al limite come mano d’opera qualificata.
Ma perché accade questo? I produttori investono continuamente soldi per realizzare il progetto anticipando le spese e ciò a prescindere da quali saranno gli incassi; se il film nelle sale è un fiasco ci rimettono di tasca propria.
In virtù di questo si sentono in diritto di “influenzare” tutto il lavoro, attraverso un’attento controllo sull’autore (in questo caso egli assume una posizione a dir poco ambigua).
In pratica anticipando il contante (il sempre più nominato budget), pretendono di controllare e neanche tanto per sommi capi, tutta l’esecuzione.
Tutto ciò è tanto più estremizzato, quanto più il regista è sconosciuto, quindi impossibilitato a vendersi da solo il prodotto nel migliore dei modi, o comunque a garantire con il suo nome, lo standard minimo che la produzione si aspetta affinché decida di investire milioni di dollari.
È per questi motivi che nasce l’esigenza di un cinema indipendente, fondamentale per la cultura cinematografica, ma costretto da piccoli budget che obbligano il regista a non pensare “in grande”, sia nel dispiego di mezzi che nella scelta degli attori e lo costringono a ridurre ed adattare continuamente la sceneggiatura, in luoghi e fatti comunque facili da filmare (purtroppo è la pecurialità del cinema europeo).
Insomma, ci troviamo di fronte, per tanti film di successo, alla “produzione come perfezione” (non più “la regia come perfezione” quindi), come modo diverso, naturalmente, di concepire la cinematografia.
In pratica una storia dovrebbe nascere soltanto dall’esigenza del regista di raccontare qualcosa; troppe volte invece è il produttore che espleta ciò, avvalendosi del cineasta solo come dipendente (autore, incredibile ma vero, soltanto sui titoli).
Emblematico per esempio il caso di “The Nightmare Before Christmas”, un film di marionette, una folle idea girata con la tecnica dello “stop-motion” in cui i movimenti vengono ripresi singolarmente fotogramma per fotogramma.
In questa pellicola, l’autore nonché ideatore è responsabile di tutto il progetto è Tim Burton che compare nei titoli come produttore.
Lo stesso Burton per una questione prettamente tecnica, dopo aver scritto il soggetto, realizzato i disegni preliminari e lo storyboard, ha delegato la regia a Henry Selick, un esperto del settore e la musica a Danny Elfman, autore di testi e musica nonché cantante principale (in Italia doppiato magnificamente da Renato Zero); allora questo è il classico esempio di film di successo non concepito dal regista.
E ancora, assolutamente da menzionare i casi de “L’impero colpisce ancora” e “Il ritorno dello Jedi”; rispettivamente secondo e terzo episodio della saga di “Guerre Stellari”.
Tre film che hanno rivoluzionato, vent’anni fa il modo di fare cinema; per essi l’autore e responsabile unico di tutto il progetto, George Lucas, ha demandato la regia ad esperti del settore fantascientifico e cioè Irvin Kershner per “L’impero colpisce ancora” e Richard Marquand per “Il ritorno dello Jedi”.
“Fino alla fine del mondo”, Il film più ambizioso e probabilmente migliore di Wim Wenders, ha un curriculum di tre anni di riprese in quattro continenti, sedici mesi impiegati soltanto per il montaggio per nove ore di durata nell’edizione definitiva.
Successivamente è stato ridotto per motivi commerciali a sei ore, per quella che viene considerata la versione originale (?) e a due ore a quaranta per quella distribuita nelle sale; quindi per mezzo del montaggio si è ricostruito da capo il film a mò di riassunto dell’originale!
Anche qui la volontà ed il lavoro del cineasta non sono stati per nulla considerati e rispettati (almeno dal punto di vista culturale).
Ultimo emblematico esempio è “Party Selvaggio” di James Ivory, deturpato barbaramente da due nuovi montaggi totalmente diversi da come li aveva concepiti Ivory; il primo voluto dalla produzione e il secondo dalla stazione televisiva che ne ha acquistato per ultima i diritti che, incredibilmente, ha lasciato solo tre scene originali (!) delle circa sessanta montate dal regista.
Quest’articolo non nasce, come potrebbe pensare qualcuno, dall’ammirazione per il barbaro lavoro svolto talvolta dalle majors (non solo americane ma anche europee, giapponesi ecc.), ma per bisogno di chiarezza verso tutti i lettori che da circa due anni ci seguono nella rubrica “la regia come perfezione”.
Chiarezza nel senso di completezza, perché in molti casi un grande film non necessariamente è opera del regista.
Si vuole dimostrare, allora, l'ammissibilità di un successo cinematografico ottenuto percorrendo strade diverse dal binario della pura regia che fino ad ora abbiamo individuato come percorso portante.


Di: Gabriele La Rovere

Produzione Distribuzione: Tratto dall'archivio bitspettacolo di BitBar

Fonte: Bitspettacolo

Pubblicato il: 06/12/2004 da Gabriele La Rovere

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